Metodologia

Negli ultimi decenni, la papirologia è stata protagonista di un’evoluzione che vede al centro dell’attenzione non più soltanto la lettura, l’interpretazione e l’edizione dei testi, ma anche la ricomposizione di volumina costituiti da più pezzi, spesso conservati con numeri di inventario – o, nel caso dei papiri greco-egizi, addirittura in collezioni – differenti. L’esigenza della ricostruzione è tanto più impellente nel caso dei papiri provenienti dalla Biblioteca della Villa dei Papiri di Ercolano, sepolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e aperti o svolti a partire dalla metà del Settecento. Questi rotoli, che hanno subito sia i danni dell’eruzione, che li ha carbonizzati, sia quelli dell’apertura, che ne ha causato la frammentazione in molti pezzi, versano oggi in uno stato di conservazione estremamente precario. Oggi, la ricostruzione del rotolo si pone come un’esigenza indifferibile per chi aspira alla realizzazione di un’edizione di un papiro ercolanese e ne costituisce il presupposto e il punto di partenza. Questo procedimento è, infatti, funzionale alla costituzione del testo, poiché ci consente di stabilire l’ordine corretto dei pezzi, di migliorare la qualità di un testo, anche frammentario, e di aumentarne la quantità o la continuità.

L’operazione di ricostruzione virtuale di un rotolo consiste nel prendere in considerazione tutte le informazioni disponibili (materiali, bibliologiche, d’archivio, contenutistiche) per arrivare a formulare, a partire dai frammenti superstiti, un’ipotesi verosimile sul formato e lo strattura originari del rotolo a cui essi appartenevano, ricostruendone l’ordine originario all’interno di un modello digitale o maquette. La maquette costituisce non solo uno strumento di consultazione per il lettore, in quanto rappresentazione grafica immediatamente intuibile del testo edito, ma soprattutto uno strumento di lavoro per l’editore, nella misura in cui gli consente di riflettere empiricamente sulla sistemazione dei pezzi (D’Angelo-Nicolardi 2021).

La struttura di base di una maquette deve riprodurre alcuni dati fondamentali del volumen da ricostruire, relativi sia alla sua mise en page che al suo stato materiale:

  • L’ampiezza delle volute e la misura del decremento tra una voluta e l’altra. Una voluta, cioè un avvolgimento intero del rotolo, può essere individuata come lo spazio che intercorre tra due danni solidali identici (quali buchi ricorrenti, fratture verticali, corrugamenti nella superficie, andamento sinusoidale dei margini etc). Nei rotoli avvolti in posizione iniziale di lettura (cioè con la parte finale dell’opera all’interno), l’ampiezza delle volute decresce progressivamente verso la parte interna del rotolo: questo costituisce il primo criterio guida per la sistemazione dei pezzi (i pezzi con volute più ampie apparterranno alle porzioni più esterne, quelli con volute più ridotte a quelle più interne).
  • L’ampiezza media dell’insieme colonna + intercolumnio, che costituisce l’unità fondamentale del rotolo in quanto libro, e, se nota, l’altezza delle colonne. La disposizione del testo può guidare la collocazione dei frammenti, poiché la larghezza di colonna in un rotolo letterario è solitamente regolare.

Fig. 1. Struttura di base della maquette: volute in azzurro; intercolumni in giallo (D’Angelo-Nicolardi 2021)

Fig. 2. Sistemazione di un pezzo nella maquette in base all’ampiezza delle volute (D’Angelo-Nicolardi 2021)

Breve storia delle maquettes

La necessità della ricostruzione dei rotoli ercolanesi si è affermata ormai da diversi decenni, soprattutto grazie alle edizioni pionieristiche pubblicate da D. Obbink (1996), R. Janko (2000, 2010, 2020), D. Delattre (2007), G. Leone (2012), i primi a fornire come accompagnamento alle proprie edizioni modelli grafici dei rotoli ricostruiti. Pionieristico è stato anche il contributo di H. Essler (2008), che ha ideato un metodo geometrico altamente efficace basato su dati materiali e d’archivio, progettando inoltre un foglio di calcolo di facile utilizzo contenente tutte le formule necessarie per la ricostruzione (per una panoramica, si veda D’Angelo-Nicolardi 2021). Nel 2016, Janko ha pubblicato la prima guida fondamentale che illustra le fasi dell’edizione di un rotolo di Ercolano, a partire dalla sua ricostruzione.

Dopo i primi modelli cartacei realizzati da R. Janko (2000), Delattre (2007) fu il primo a sviluppare un modello di ricostruzione digitale, la cosiddetta maquette (a cui tuttora si fa riferimento attraverso il termine francese), di un rotolo di Ercolano e a pubblicarla come accompagnamento all’edizione su CD-ROM, scelta seguita anche G. Leone (2012) nell’edizione del II libro Sulla natura di Epicuro. Era già chiara un decennio fa la preferibilità della maquette digitale rispetto a quella cartacea, che offre un vantaggio non solo ecologico, ma anche di reversibilità nella sistemazione dei pezzi e di migliore visualizzazione delle immagini. La prima maquette realizzata interamente in ambiente digitale (con Adobe Photoshop) è stata quella di F. Nicolardi (2018); la pratica di usare software di manipolazione di immagini in seguito  è divenuta comune e seguita nelle edizioni di M. D’Angelo (2022), R. Villa (2024) e C. Vergara (2025). Anche così, comunque, l’elaborazione della maquette risultava un’operazione macchinosa e lunga per lo studioso, costretto a creare manualmente la struttura di base della maquette dell’intero rotolo, piegando alle proprie esigenze uno strumento non adatto allo scopo. Oggi Maque-IT fa un ulteriore passo in avanti, offrendo allo studioso il primo strumento specificamente ideato per affrontare la ricostruzione virtuale dei rotoli.

Fig. 3. Timeline della realizzazione delle maquettes 

Principali problemi nella ricostruzione dei rotoli di Ercolano: scorzatura e svolgimento

La ricostruzione di un rotolo ercolanese richiede di affrontare un’ampia gamma di problemi materiali. Oltre ai danni causati dall’eruzione, nella maggior parte dei casi è necessario affrontare quelli derivanti dai due metodi più utilizzati per l’apertura e lo svolgimento dei papiri dal XVIII secolo: la scorzatura e lo svolgimento.

La scorzatura

La scorzatura, impiegata per la prima volta da Camillo Paderni, è un metodo particolarmente invasivo di apertura del rotolo. La scorzatura totale consisteva nel tagliare fisicamente il rotolo a metà per ottenerne due semicilindri (fig. 4); quella parziale (fig. 5), invece, consisteva nell’effettuare due o più incisioni parallele, le prime longitudinali, le seconde orizzontali, per liberare la parte interna (midollo) dalle porzioni più esterne (scorze). Le scorze così ottenute venivano poi messe da parte, inventariate separatamente rispetto ai midolli e successivamente aperte, raschiando via i loro strati uno alla volta: una volta trascritto un livello (disegni), questo veniva distrutto per rivelare lo strato sottostante, fino a raggiungere l’ultimo (ultimo foglio), l’unico che si conserva in originale. L’associazione tra scorze e midolli può essere determinata solo attraverso uno spoglio scrupoloso dell’intera collezione, prendendo in considerazione tutti i dati disponibili (scrittura, dati bibliologici, contenuto e documentazione d’archivio). La scorzatura, inoltre, ha comportato l’impossibilità di ottenere colonne consecutive dai frammenti di uno stesso blocco scorzato e la perdita di informazioni sulla posizione originale della scorza nel rotolo. Grazie ai calcoli geometrici sviluppati da H. Essler (2008), ai dati d’archivio, alle informazioni bibliologiche e all’uso di modelli virtuali (maquettes), oggi i papirologi sono in grado di determinare almeno la posizione relativa delle scorze e di specificarne la distanza nella ricostruzione virtuale di un rotolo (cfr. Nicolardi 2020 e 2022).

 Fig. 4. Scorzatura totale

Fig. 5. Scorzatura parziale 

Svolgimento e stratigrafia

Non meno problematica è la ricostruzione dei papiri svolti con la macchina di Piaggio, che operava staccando lentamente lo strato esterno da quello sottostante tramite trazione meccanica. Il distacco dei singoli fogli non sempre andava a buon fine. Al contrario, durante questo processo accadeva molto spesso che, a causa dell’estrema coesione delle volute del rotolo, più strati di papiro rimanessero attaccati tra loro. Prendendo in prestito un termine dalla geologia, questo fenomeno viene definito come “stratigrafia” del rotolo. Un frammento distaccatosi, nel corso dello svolgimento, da una voluta più interna nel rotolo e rimasto attaccato al di sopra dello strato di base è detto sovrapposto; al contrario, un frammento strappato da una circonferenza più esterna e rimasto attaccato al di sotto dello strato di base è detto sottoposto.

La stratigrafia rappresenta uno dei problemi più rilevanti nello studio dei papiri di Ercolano. La presenza di numerosi strati fuori posto può compromettere seriamente la lettura e la comprensione del contenuto di un rotolo, poiché la disposizione in colonne (mise en colonne) del testo risulta completamente alterata. L’unico modo per leggere il testo in maniera continua è ristabilire il corretto ordine degli strati attraverso la ricostruzione virtuale. Il primo passo necessario è l’identificazione al microscopio dei frammenti fuori posto. Successivamente, i sovrapposti devono essere virtualmente ricollocati nelle circonferenze successive e i sottoposti in quelle precedenti (Fig. 6).

Fig. 6. Placement of a sovrapposto (top) and a sottoposto (bottom)

È abbastanza comune che più di uno strato rimanga attaccato al di sopra o al di sotto dello strato di base. Di conseguenza, un sovrapposto di primo livello deve essere spostato di una voluta in avanti, un sottoposto di secondo livello due volute indietro e così via. Come illustrato nella Fig. 6, la presenza di un sovrapposto comporta necessariamente un vuoto nella voluta successiva, così come un sottoposto provoca un vuoto nella voluta precedente. Tuttavia, non sempre è possibile osservare questo vuoto nello strato di base, poiché tali danni spesso si ripetono su più volute consecutive, ed è frequente che, una volta ricollocato un sovrapposto o un sottoposto, ci si imbatta in un altro frammento fuori posto simile. Questo fenomeno richiede uno spostamento a catena, una tecnica recentemente descritta e formalizzata da F. Nicolardi (2019). Seguendo alcune regole generali, è possibile prevedere lo stato stratigrafico di una voluta basandosi su quelle precedenti o successive. Identificare e posizionare correttamente sovrapposti e sottoposti può rivoluzionare lo studio di un papiro con stratigrafia complessa, permettendo ai papirologi di ricostruire righe e colonne anche in papiri che altrimenti fornirebbero solo sequenze di poche lettere (D’Angelo 2022a, con ricostruzione digitale; si veda anche 2022b).

Fig. 7. Dettaglio della maquette del PHerc. 89/1301/1383 (Filodemo, Opera incerta Sugli dèi), coll. 149-156.

Bibliografia

D’Angelo, M. (2022a). Filodemo. Opera incerta sugli dèi, La Scuola di Epicuro, XX. Bibliopolis.

D’Angelo, M. (2022b). Reading and Reconstruction Problems in a Herculaneum Roll with Complex Stratigraphy: The Case of P.Herc. 89/1301/1383. In N. Bruno, M. Filosa, & G. Marinelli, Fragmented Memory: Omission, Selection, and Loss in Ancient and Medieval Literature and History (pp. 103–116). De Gruyter. https://doi.org/10.1515/9783110742046-006

D’Angelo, M., & Nicolardi, F. (2021). Dalla ricostruzione all’edizione dei papiri ercolanesi: Problemi e proposte di presentazione e rappresentazione. Tracing the Same Path. Tradizione e Innovazione Nella Papirologia Ercolanese/Tradition Und Fortschritt Der Herkulanischen Papyrologie Zwischen Deutschland Und Italien, Settimo Supplemento a «Cronache Ercolanesi», 121–138.

D’Angelo, M., & Nicolardi, F. (2023), Chapter 2.4 Digital Herculaneum Papyrology in the ENCODE open online course ‘Digital tools for the research and study of ancient writing cultures’ on the #dariahTeach platform (https://teach.dariah.eu/mod/lesson/view.php?id=1773&pageid=1898

Delattre, D. (2007). Philodème de Gadara, Sur la musique, livre IV. Les Belles Lettres.

Essler, H. (2008). Rekonstruktion von Papyrusrollen auf mathematischer Grundlage. Cronache Ercolanesi, 38, 273–307.

Janko, R. (2000). Philodemus: On Poems, Books 3-4. Oxford University Press.

Janko, R. (2003). Philodemus: On Poems, Book I: Vol. Aesthetic works, Philodemus. Oxford University Press.

Janko, R. (2016). How to Read and Reconstruct a Herculaneum Papyrus. In B. Crostini, G. Iversen, & B. M. Jensen (Eds.), Ars Edendi Lecture Series, vol. IV (pp. 117–161). Stockholm University Press. https://doi.org/10.16993/baj.f

Janko, R. (2020). Philodemus: On Poems, Book 2: With the fragments of Heracleodorus and Pausimachus (Impression: 1). University Press.

Leone, G. (2012). Epicuro, Sulla natura: Libro II. Bibliopolis.

Nicolardi, F. (2019). Aspetti e problemi della stratigrafia nei papiri ercolanesi: Lo spostamento a catena di sovrapposti e sottoposti. Cronache Ercolanesi, 49, 191–216.

Nicolardi, F. (2020). Scorze e disegni: Una riflessione geometrica. Cronache Ercolanesi, 50, 155–159.

Nicolardi, F. (2022). Per la ricomposizione di rotoli ercolanesi scorzati. In M. Capasso, P. Davoli, & N. Pellé (Eds.), Proceedings of the 29th International Congress of Papyrology (28th July—3rd August 2019): Vol. II (pp. 751–758). https://doi.org/10.1285/i99788883051760p751

Obbink, D. (1996). Philodemus on Piety: Part 1, Critical Text with Commentary. Clarendon Press.

Vergara, C. (in c.d.s.) [Filodemo], [La provvidenza], La Scuola di Epicuro, XXI Bibliopolis.

Villa, R. (2024). PHerc. 353, Scriptor Graecus incertus, Opus incertum. Ricostruzione ed edizione, Cronache Ercolanesi 54, 135-218.